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Centri di Riabilitazione in Messico Accusati di Abuso e Sfruttamento
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Centri di Riabilitazione in Messico Accusati di Abuso e Sfruttamento

I centri di riabilitazione in Messico affrontano accuse di abuso e sfruttamento, sollevando richieste di riforma e di un controllo più rigoroso

Key Points

  • 1Centri di riabilitazione messicani accusati di pratiche abusive
  • 2Confinamento involontario e sfruttamento segnalati nelle strutture
  • 3Le testimonianze evidenziano gravi violazioni dei diritti umani
  • 4I centri operano clandestinamente, traendo profitto dai detenuti
  • 5Le richieste di riforma e di un controllo più rigoroso si intensificano

Nel 2014, è stato commissionato un progetto audiovisivo per documentare le esperienze strazianti di individui confinati involontariamente nei centri di riabilitazione messicani, spesso definiti 'granjas' o 'anexos'. Questi centri, destinati ad aiutare coloro che hanno problemi di abuso di sostanze, sono stati segnalati per pratiche abusive, sollevando preoccupazioni significative riguardo alle loro operazioni e al benessere dei loro detenuti

L'indagine, come riportato da Cáñamo, ha rivelato un modello di sfruttamento e abuso in questi centri situati in luoghi come Città del Messico e Tijuana. Il progetto ha raccolto testimonianze da un gruppo diversificato di persone, comprese quelle provenienti da contesti a basso reddito e individui della classe media e alta. Il filo comune era la natura involontaria del loro confinamento, spesso sotto false pretese o attraverso mezzi coercitivi, portando a gravi violazioni dei diritti umani

Molte di queste strutture operano sotto le spoglie di aiuto sociale ma sono, in realtà, imprese a scopo di lucro. I detenuti sono spesso soggetti a condizioni disumane, tra cui sovraffollamento e cattiva alimentazione. I rapporti descrivono sistemazioni per dormire simili a 'sardine in una lattina' e pasti immangiabili, con termini come 'zuppa di palude' e 'brodo d'orso' che evidenziano la qualità orrenda del cibo. Tali condizioni sono aggravate da torture fisiche e psicologiche utilizzate come 'terapia', tra cui percosse e pratiche simili al waterboarding

A Tijuana, un'intervista con una ex detenuta di nome Julia ha rivelato abusi sessuali sistematici da parte del direttore del centro, un destino condiviso da molte detenute. Questi centri mantengono rigidi controlli sulla comunicazione, impedendo ai detenuti di segnalare abusi. Anche durante le visite familiari, qualsiasi tentativo di parlare è spesso represso dal personale, assicurando che lo sfruttamento rimanga nascosto al mondo esterno

Dal punto di vista finanziario, questi centri sono redditizi, operando in luoghi senza affitto e ricevendo donazioni mentre addebitano alle famiglie circa 500 pesos a settimana. Sfruttano ulteriormente i detenuti affittandoli a programmi televisivi degradanti. Nonostante le loro operazioni clandestine, questi centri pubblicizzano apertamente, evidenziando la necessità di regolamenti più severi e di un controllo per proteggere gli individui vulnerabili

Le rivelazioni su questi centri di riabilitazione sottolineano l'urgenza di riforme e responsabilità all'interno dell'industria del trattamento della dipendenza in Messico. Man mano che il pubblico diventa più consapevole di questi abusi, cresce la pressione sulle autorità per far rispettare le normative e proteggere i diritti di coloro che cercano aiuto. Il documentario completo che dettaglia queste scoperte è disponibile su www.cupihd.org/portal/scroll/ay-padrino-no-me-ayudes/

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https://oglab.com/it/news/centri-di-riabilitazione-in-messico-accusati-di-abuso-e-sfruttamento-6b3ebdfc

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