
L'esercito italiano ferma la produzione di cannabis medica a causa di problemi di personale
L'esercito italiano ha fermato la produzione di cannabis medica a causa di carenze di personale, influenzando 50.000 pazienti e sollevando preoccupazioni sulla resilienza della catena di approvvigionamento
Key Points
- 1L'esercito italiano ferma la produzione di cannabis a Firenze a causa di problemi di personale
- 2La pausa nella produzione impatta 50.000 pazienti di cannabis medica
- 3I piani per aumentare la produzione a 700 kg sono stati ritardati
- 4Sorgono preoccupazioni sulla capacità dell'Italia di soddisfare la domanda nazionale di cannabis
- 5Figure del settore chiedono una ristrutturazione della supervisione della produzione di cannabis
L'esercito italiano, unico produttore di cannabis medica in Italia, ha temporaneamente interrotto la produzione presso il suo stabilimento di Firenze a causa di una cronica carenza di personale. Questa pausa, iniziata il 5 aprile 2023, dovrebbe durare fino a metà giugno, potenzialmente interrompendo la fornitura per circa 50.000 pazienti dipendenti dalla cannabis medica
All'inizio di quest'anno, l'esercito aveva annunciato ambiziosi piani per aumentare significativamente la produzione di cannabis a 700 kg, puntando all'autosufficienza nella fornitura di cannabis medica del paese. Tuttavia, questi piani sono stati messi in attesa a causa dell'attuale fermo della produzione. Il colonnello Gabriele Picchioni, direttore dello stabilimento di Firenze, ha citato la pianificazione della costruzione di una nuova linea di produzione come motivo per l'interruzione, piuttosto che problemi di personale
Nonostante le assicurazioni del colonnello Picchioni che le scorte esistenti e la cannabis importata avrebbero evitato interruzioni nella cura dei pazienti, figure del settore come Fabrizio Dentini hanno espresso scetticismo. Dentini ha evidenziato la continua difficoltà dello stato nel soddisfare la domanda nazionale di cannabis medica, stimata in 1.500 kg all'anno, e ha messo in dubbio se lo stabilimento potesse raggiungere l'obiettivo del Ministero della Salute di 400 kg per il 2023
L'interruzione della produzione ha riacceso le discussioni sulle sfide strutturali che affronta il programma di cannabis medica in Italia. Umberto Fragassi, rappresentante sindacale, ha sottolineato la necessità di un aumento del personale e delle risorse, suggerendo che l'operazione potrebbe beneficiare di una gestione diretta da parte della presidenza piuttosto che sotto la doppia supervisione dei Ministeri della Salute e della Difesa
Guardando al futuro, l'industria della cannabis medica italiana affronta incertezze. Mentre alcuni, come Maurizio Valliti del dispensario Clinn, segnalano nessun problema immediato di fornitura, la preferenza tra i medici italiani per varietà importate come Bediol complica la situazione. Questa preferenza sottolinea le preoccupazioni sulla affidabilità della cannabis prodotta a livello nazionale, che rimane nei magazzini anche mentre persistono le sfide di fornitura